martedì 26 marzo 2013

Mi presento


Mi chiamo Valentina e il mio nome fa rima con cretina. Faccio la giornalista. Un bel mestiere, certo, se non fosse per alcune "cosette". Beppe Grillo non ha tutti i torti quando dice che i giornalisti sono frustrati. Non capisco tutta questa indignazione. Io, ad esempio, sono una giornalista frustrata a 10 euro a pezzo, talentuosa, ma frustrata. Però non è colpa mia. Colpa del sistema. Tu entri in una redazione con l'aria di un William Wallace sul piede di guerra, pronto a raccontare la verità, soltanto la verità, urlando ai nemici «che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà», e poi ti ritrovi come Fantozzi. È il sistema che non funziona. Bisognerebbe tornare alle origini e mettere a posto gli ingranaggi.
Ho ventotto anni e una vita che potrei definire normale, se non fosse che ho una spiccata dote, quella di complicarmi le situazioni da sola.
Normale è normale. Niente grandi colpi di scena. Qualche trauma, forse, qualche delusione.
Sono in perenne bilico con me stessa, ma anche questo, in fondo, è normale.
La mia prima volta è stato un disastro. L'ho fatto per terra, la notte di capodanno. Avevo sedici anni e non ho provato niente. Non che in seguito abbia provato chissà cosa, però la prima volta dovrebbe essere qualcosa di speciale.
Socializzare non è il mio forte: tu baratti la tua personalità e le tue idee in cambio di un po' di compagnia. Onestamente, io non ho molto da barattare.
Questi sono i punti che mi vengono in mente, ma ce ne sono molti altri. Strada facendo, li elencherò tutto. Perché sento che c'è qualcosa di profondamente disordinato in me. E allora ho capito che forse devo cominciare a raccontarmi. Avere curiosità di me stessa. E farlo senza pudore.

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